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Il futuro dell'Industria 4.0. Intervista a Marco Taisch

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GIU

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Una rivoluzione tecnologica che non potrà completarsi senza un salto culturale. La trasformazione digitale delle imprese, le innovazioni dei processi produttivi, l'aspetto strategico della formazione. Ne abbiamo parlato con il professor Marco Taisch, Professore Ordinario al Politecnico di Milano, dove insegna Advanced & Sustainable Manufacturing e Operations Management. Con lui abbiamo cercato di comprendere quali sono i punti cruciali delle trasformazioni in atto, e quali saranno in futuro nel nostro paese i fattori decisivi per l’aspetto produttivo.

Professor Taisch, parliamo dei Competence center. Strutture  in cui università, imprese ed enti pubblici collaborano in modo strettissimo. Come sta procedendo il lavoro del MADE che dirige, e in che modo conoscenze, metodi e strumenti saranno a disposizione delle imprese per orientare e formare sui temi dell’Industria 4.0?

Stiamo ultimando la realizzazione della parte fisica del Competence Center, che non è solo un aggregato di competenze messe a disposizione dei partner da parte del Competence Center stesso, ma è anche un luogo fisico. Perché siamo convinti che per fare orientamento e formazione, e tutta la parte dell'attività di progetto, quindi di adozione di queste tecnologie, serve avere uno spazio all’interno del quale le tecnologie dell’industria 4.0 possono essere mostrate per fare l’orientamento, e possano essere utilizzate per fare formazione, purchè sia molto pratica. Non una formazione in aula, mi lasci dire “tradizionale”, con delle slide e dei video, ma in cui il discente può toccare con mano le tecnologie, può apprenderle, può conoscerle, può provarle portandosi a casa un bagaglio che gli consente di essere autonomo nell’utilizzo di queste tecnologie nella propria azienda.
Terzo, è un luogo dove è possibile fare degli esperimenti, testare nuove tecnologie e sviluppare prodotti. La fabbrica che stiamo costruendo è a disposizione di queste tre funzioni.
Avremo più di 2000 mq che saranno divise in 6 aree tecnologiche, all'interno di ciascuna di queste ci sono dei pezzettini di fabbrica. Ci sarà una zona dove ci saranno dei robot collaborativi, una zona dove sarà mostrato come è possibile oggi fare una logistica interna e un'ottimizzazione del reparto utilizzando approcci di lean 4.0. Ci sarà una terza zona dove sarà possibile vedere come tecnologie di realtà virtuale, di realtà aumentata possano essere utilizzate per la progettazione dei prodotti del futuro. Una zona dove saranno delle macchine di additive manufacturing per  capire anche come la qualità del prodotto possa essere fatta oggi con strumenti innovativi. La quinta isola è quella del monitoraggio e della manutenzione predittiva, per comprendere come è possibile, raccogliendo i dati, svolgere delle funzioni di innovazione. La sesta isola è quella legata alle tecnologie digitali nel senso più informatico del termine. Quindi big data, cyber security, intelligenza artificiale. In queste sei isole il visitatore, un po’ come se fossero sei stand, sei zone, può intanto venirne a conoscenza se non le conoscesse. E poi può essere formato e possono essere fatti dei test.

Lo spazio ci verrà consegnato a fine luglio. Da fine luglio procediamo all'installazione dei macchinari, e contiamo per fine ottobre di aver terminato il progetto. Ovviamente il Competence Center ha già iniziato a lavorare sulla formazione. Da ormai due mesi abbiamo lanciato un ciclo di webinar che mirano a formare le persone sui diversi temi dell'Industria 4.0.  Ne facciamo uno alla settimana insieme ai nostri partner. La cosa che è successa, e di cui siamo molto orgogliosi, è che diverse associazioni di categoria e associazioni territoriali ci hanno chiesto di replicare questi webinar per i loro associati. In questo momento ne stiamo facendo parecchi, e in qualche modo implementando quella attività istituzionale del Competence Center che era l'attività di formazione.  Poi l'ultima attività, la sto raccontando per ultima ma non per questo è la meno importante, sono i progetti con le imprese. Abbiamo lanciato un bando per il cofinanziamento di diversi progetti. Abbiamo ricevuto 71 proposte, ne sono state selezionate 20 dalla commissione di esperti indipendenti esterni. E queste 20 sono in fase di partenza e di avvio.

Big data e Analytics: quali sono secondo lei al momento le competenze professionali strategiche, in grado di trasformare dati in informazioni e creare un vantaggio competitivo per le aziende?

Innanzitutto la sensibilità verso questo tema, credo sia ancora una cosa non scontata in molte imprese. In molte imprese vedo un po' di ignoranza da un lato, di supponenza dall'altra parte. “Ho sempre fatto così ed è sempre andata bene, non capisco perchè dovrei usare tutte queste informazioni.” Lì evidentemente c'è la non consapevolezza dell'importanza dei dati. È chiaro che uno ha sempre fatto così, ma perchè non aveva i dati a disposizione. Oggi se ho i dati a disposizione posso fare delle analisi molto pù dettagliate, puntuali e quindi prendere delle decisioni in maniera molto più consapevole e delle decisioni corrette, che sono quelle che poi fanno la differenza rispetto alla competitività con le altre imprese. Oggi la competitività non me la gioco più sul fatto che il mandrino della mia macchina gira a mille giri in più al minuto rispetto a quello del mio competitor. Non è lì la produttività. La produttività oggi è sulla organizzazione efficiente del sistema produttivo, della logistica, della distribuzione e dell'innovazione di prodotto. Sono tutti temi e processi che per essere ottimizzati e migliorati hanno bisogno di raccogliere dati e informazioni sul processo stesso, in modo che analizzandoli possa fare le mie valutazioni di miglioramento e ottimizzazione. Quindi il tema è innanzitutto la consapevolezza di queste cose. Che non è scontata, soprattutto per le imprese italiane. Secondo poi bisogna avere un po' di competenze di processo. Le metto sotto il cappello generico dell'ingegneria industriale. Si parla di big data e va bene, ma nella stragrande maggioranza delle imprese italiane non servono big data, serve raccogliere un po' di dati, che siano sufficienti a fare delle analisi. Poi è chiaro che se vado su problemi molto complessi si attivano i big data e va benissimo. Ma se devo guardare in termini di applicazioni reali, necessarie, non parliamo di quantità di dati importantissime. Ecco, forse il tema oggi che manca è il monitoraggio, dove per monitoraggio intendo collegare le macchine, estrarre i dati su quello che ha fatto la macchina, su quanti pezzi, su cosa sta facendo per usare questi dati per migliorare la macchina rispetto alle tre dimensioni: la produzione, (quanti pezzi buoni hai fatto?), l'aspetto impiantistico delle nostre macchine (le macchine oggi stanno funzionando correttamente? la manutenzione predittiva la stai facendo? la farai?) e il terzo è l'aspetto energetico. Oggi ci sono delle piattaforme che fanno questo, che raccolgono queste tre tipologie di dati e informazioni, purtroppo sono poco diffuse perché, come dicevo prima, non c'è la consapevolezza del dato. 

Quali pensa siano al momento nel nostro paese le principali emergenze infrastrutturali nell’ambito della digital transformation?

Il tema futuro sarà sulla banda, lì non possiamo perdere l'appuntamento. Che oggi sia 5G o fibra, domani sarà il super G. Sono infrastrutture che consentono di trasferire grandi moli di dati velocemente. Ce ne siamo resi conto nel lockdown. Chi non aveva accesso a Internet, o aveva uno scarso accesso perchè la banda era limitata, di fatto si è trovato in situazioni in qualche modo di svantaggio competitivo. Quindi la banda è fondamentale. La banda vuol dire produttività, senza aspettare di caricare un file con il doppio del tempo di un'altra azienda, di un'altra persona in un altro posto dell'Italia o del mondo. Se lei moltiplica questo per il numero di file che uno si scambia durante il giorno si rende conto che si fa presto a perdere un'ora al giorno su 8 ore di lavoro. Ma un'ora al giorno su 8 sono il 15% di produttività, il conto è presto fatto. 

Quali sono i modelli di produzione (penso alla servitizzazione), che anche se già esistenti hanno trovato con l’emergenza una maggiore diffusione? Saranno decisivi in futuro?

Secondo me sì, perchè saranno i nuovi modelli di business. Se durante il Covid erano approcci necessari per garantire la business continuity in una situazione di emergenza, secondo me domani possono essere visti in maniera proficua come modelli di business e quindi generatori di margine e di fatturato. Quindi, da questo punto di vista, io credo che il Covid, lo dico io e lo dicono anche altre persone, sia stato l'acceleratore di nuovi fenomeni che erano già in essere ma che si stavano diffondendo lentamente.
Vuoi ancora per quella ignoranza e quella pigrizia mentale a cui facevo riferimento prima, molte aziende sono state costrette a fare delle cose svolgendole in remoto. È chiaro che si sono accorte del vantaggio e del fatto che è possibile realizzarlo, e quindi adesso diventeranno applicate. Un'azienda con la quale lavoriamo è stata costretta a fare il collaudo di un impianto che è aveva installato prima del lockdown in remoto, era l'unico modo di farlo. Quindi gli operatori dell'azienda che aveva venduto l'impianto, usando tecnologie di realtà aumentata, guidavano gli operatori dell'azienda cliente e suggerivano loro le operazioni necessarie per fare il collaudo. Tutto questo, non solo si è concluso bene, ma si sono risparmiati anche parecchi soldi, perchè non hanno dovuto spostare una squadra di cinque persone dall'altra parte del mondo per quattro giorni. Alla fine la conclusione da parte del cliente è stata "Beh, ma anche il prossimo collaudo lo facciamo così", e l'azienda fornitrice che sogghignava dicendo "Erano anni che te lo dicevo, e non volevi mai farlo perchè pensavi che sarebbe stato difficile e non efficace". Quindi il lockdown ci ha costretto a testare, provare nuovi modi di lavorare e ci siamo accorti magicamente (dico "wow" con un po' di ironia) che funzionano e che ora diventeranno prassi comune. 

Per concludere, quali saranno secondo lei i settori produttivi nei quali questi cambiamenti saranno più significativi?

Io direi nel settore meccanica, un settore che ha goduto negli anni positivamente della fidelizzazione ed è un settore dove tutto sommato abbiamo dei player di dimensioni tali che ci consentono di implementare queste strategie e di fare da traino rispetto al resto del sistema. ci sono altri settori che sono evidentemente più tradizionali perchè sono talmente frammentati, che il team dell'azienda non ha la capacità di fare un salto in avanti ma in qualche modo non hanno le capacità o la visione se voglia di fare questo salto. Quindi per esempio il settore del food, l'agricoltura. Si comincia a parlare di agricoltura 4.0. Anche il settore dell'edilizia per esempio, un settore che secondo me ha delle grandissime potenzialità ma che è arroccato su sistemi e modi di lavorare antichi, quindi poco efficaci.

Marco Taisch è Professore Ordinario al Politecnico di Milano, dove insegna Advanced & Sustainable Manufacturing e Operations Management.  È uno dei coordinatori del Manufacturing Group della School of Management del Politecnico di Milano, composto da circa 40 persone. È Membro del Board di EFFRA (European Factories of the Future Research Association) e del board del Cluster Italiano Fabbrica Intelligente. Ha preso parte dall’Advisory Board del Piano Nazionale Industria 4.0, coordinato dal Ministero dell’Industria e dello Sviluppo Economico. Dal 2002 si dedica particolarmente allo studio dei trend tecnologici svolgendo alcune Roadmap tecnologiche e studi di Technologies foresight sul Manufacturing per la Commissione Europea. È co-fondatore e chairman scientifico della World Manufacturing Foundation, sotto la cui egida è annualmente organizzato il World Manufacturing Forum, l’evento mondiale per la definizione della agenda sul manifatturiero. È Presidente del Competence Center MADE, il Centro di Competenza di Milano. È socio fondatore di Miraitek, spin-off del Politecnico di Milano sui temi di Industria 4.0.

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